
di Paolo Mereghetti
La rassegna della Croisette torna a confrontarsi con lo spirito con cui i festival sono nati: selezionare il meglio. E non per il mercato
Perché Hollywood non si fida più di Cannes? Per anni il festival sulla Croisette era stato la passerella privilegiata dei grandi blockbuster, quelli destinati a fare il pieno durante la ricca stagione estiva.
Era successo con E.T. – L’extraterrestre e Top Gun: Maverick, con Indiana Jones e il quadrante del destino e Up, con C’era una volta… a Hollywood e Il codice Da Vinci. Quest’anno tutti si aspettavano Disclosure Day di Spielberg (annunciato nei cinema il 10 giugno) e invece niente.
Le giustificazioni ufficiali saranno tante ma la ragione vera sembra piuttosto il timore che l’accoglienza al festival possa non essere adeguata alle strategie di marketing pensate per lanciare sul mercato il film.
Quello che è successo l’anno scorso a Venezia, dove la Warner non ha concesso l’anteprima di Una battaglia dopo l’altra (si dice perché scottata dall’accoglienza non proprio osannante riservata l’anno prima a Joker: Folie à Deux).
Per anni i festival si sono offerti come trampolino di lancio privilegiato per l’uscita commerciale, rubandosi l’un l’altro i




