
di Greta Privitera
Il post del presidente dopo aver letto la risposta al memorandum. Il nodo del nucleare
Dopo settimane di negoziati impossibili, la Repubblica islamica consegna ai mediatori di Islamabad la sua risposta al memorandum di Washington: «Cessazione immediata della guerra» e «ripristino della sicurezza marittima» nel Golfo e nello Stretto di Hormuz. Poi, si parlerà del resto. A guardare i contorni del documento e della replica sembra che non si discostino molto dalla bozza degli ayatollah di qualche settimana fa, che prevedeva un accordo in due fasi: prima le urgenze, poi i nodi veri.
Il primo a commentare è il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che deve rassicurare i falchi di casa: «Non ci piegheremo mai di fronte al nemico e se si parla di dialogo o di negoziato ciò non significa resa o ritirata». Il secondo è Donald Trump che butta tutto all’aria: «Ho appena letto la risposta dei cosiddetti “rappresentanti” dell’Iran. Non mi piace: totalmente inaccettabile!».
Nessuno conosce ancora i contorni precisi della risposta del regime, ma fino a quell’«inaccettabile» di Trump sembrava che la partita più difficile si sarebbe giocata nei trenta giorni successivi, quelli concessi dal presidente Usa per sciogliere




