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Trump resta a mani vuote e va a Pechino senza un accordo con l’Iran (ma con molte richieste). Intanto, cambia i toni sull’uranio

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di Massimo Gaggi

Se il presidente americano cede anche sull’arricchimento (oltre che sui missili) un accordo con Teheran sarà più facile

Donald Trump arriverà mercoledì a Pechino senza un accordo con l’Iran per la fine della guerra e lo sblocco di Hormuz. Il presidente americano aveva rinviato la missione in Cina (originariamente prevista per il 30 marzo) proprio perché non voleva negoziare con Xi Jinping con una guerra in corso. Non ce l’ha fatta: la controproposta arrivata domenica da Teheran, in ritardo di due giorni, non è risolutiva. Ma, al tempo stesso, la tregua sembra destinata a tenere.

Se il presidente iraniano Masoud Pezeshkian mette le mani avanti («l’Iran non si piegherà mai al nemico»), Trump replica ignorando il merito delle proposte del regime degli ayatollah. Preferisce accusare l’Iran di aver preso in giro per anni l’America approfittando dell’incapacità dei presidenti democratici (in realtà insulta pesantemente Obama e Biden) e poi minaccia: «Per 47 anni avete deriso il nostro Paese, avere ucciso la nostra gente, avete massacrato 42 mila vostri manifestanti, innocenti e disarmati. Non riderete più».

Minacce più vaghe di quelle di riportare l’Iran all’età della pietra pronunciate solo qualche giorno fa. E se

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