
di Giuseppe Sarcina
Tra i vincitori «economici» ci sono Stati (su tutti, Russia e Usa) e privati (banche, aziende energetiche e produttori di armi)
Ogni guerra può diventare un’occasione per aumentare il giro d’affari. Chi ci sta guadagnando con il conflitto in Iran? Doppia risposta: alcuni Stati e molte aziende.
Un centro studi sponsorizzato dal governo del Bahrein, il Derasat, ha elaborato una specie di partita doppia, divisa tra cinque «vincitori» e cinque «perdenti». Il rapporto — spiega un dirigente di Derasat, Abdullah Alabbassi, a margine di un seminario organizzato dall’Ispi e dal Doha Forum a Milano — mette in fila gli extra incassi e i costi supplementari generati dal conflitto. È un calcolo in costante aggiornamento. I dati sono eloquenti.
Guerra in Iran, perdenti e vincenti
Al primo posto tra i winner svetta la Russia, con 5,2 miliardi di dollari, grazie all’allentamento delle sanzioni, deciso da Donald Trump, e al 50% in più della domanda proveniente dall’India. Il crollo delle forniture arabe ha dato una spinta alla produzione di shale gas negli Stati Uniti, con ricavi aggiuntivi per 4,5 miliardi di dollari. Stesso discorso, sia pure in scala minore, per Norvegia, +1,8 miliardi e Canada,




