Venezia non è solo un miracolo di pietra sospeso sull’acqua, ma un ecosistema viticolo unico che da secoli respira in simbiosi con la sua storia. C’è un legame invisibile, fatto di argilla e sale, che unisce le vigne eroiche delle isole lagunari alle pianure della terraferma: è l’eredità liquida della Serenissima. Visitare Venezia a maggio, quando la luce primaverile esalta i riflessi dorati dei canali e le temperature invitano alla convivialità all’aperto, significa intraprendere un viaggio tra due eccellenze nate dallo stesso orgoglio veneziano: il Lison e la Dorona. Se il primo è il figlio nobile della terraferma, la seconda è l’oro ritrovato che sfida le maree: due volti diversi di una stessa identità enoica.

Dorona e Lison Docg: i vini che raccontano l’anima di Venezia
La Dorona, il vino che resiste alla laguna
Il viaggio può iniziare dal cuore della “Venezia Nativa“, tra i merletti di Burano e il silenzio di Torcello, dove batte un cuore viticolo eroico quasi dimenticato. Qui regna la Dorona, il vitigno autoctono a bacca bianca che per secoli ha allietato le tavole dei Dogi e dei notabili veneziani. Questa varietà, così chiamata per il suo splendido




