
di Nicola Sguera
Il racconto vincitore dell’edizione 2026 del «Premio Milo», il contest letterario organizzato da Enpa e dalla scrittrice Costanza Rizzacasa d’Orsogna
Quello che segue è il racconto vincitore della seconda edizione del «Premio Milo», il concorso letterario organizzato dall’Enpa e dalla scrittrice Costanza Rizzacasa d’Orsogna in collaborazione con il Corriere Animali e Guanda e con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Roma e dell’Istituto italiano di cultura di Bangkok.
Ero nato con gli occhi pieni d’acqua e di nebbia. Le voci dei veterinari dissero “glaucoma”, poi il buio scese come una notte che non conosce aurora. Nel canile, il mondo era un miscuglio di ferri freddi e panni umidi: una mappa d’odori più vera di qualunque luce.
Lì arrivò Luca. Aveva mani che non tremavano. Sapeva mettersi all’altezza del muso e non dell’ombra che avevo negli occhi. Disse “andiamo” e l’odore della sua pelle — acqua di rubinetto, sapone semplice, un filo di caffè — divenne la mia stella polare.
Luca mi insegnò parole brevi. “Piano.” “Aspetta.” “Avanti.” Le parole sono come guinzagli invisibili: ti tengono intero quando il mondo accelera. A ogni porta metteva una goccia d’olio essenziale: timo per la cucina, arancio




