L’epatite B è una malattia infettiva virale altamente prevenibile che può provocare danni cronici al fegato. Spesso non presenta sintomi e si trasmette attraverso il sangue e altri fluidi corporei: le madri infette hanno quindi una probabilità elevatissima di contagiare il feto in gravidanza.
Fortunatamente, l’epatite B è prevenibile con un vaccino, da somministrare entro 24 ore dal parto nei bambini nati da madri portatrici dell’infezione. Negli USA con Robert F. Kennedy alla Salute, a dicembre è stata deciso di sospendere la raccomandazione universale di somministrare il vaccino per il virus dell’epatite B (HBV) alla nascita (con le successive due dosi dopo uno e sei mesi), nel caso entrambi i genitori del bambino risultino negativi al virus.
Due studi pubblicati su JAMA Pediatrics hanno quantificato gli effetti di questo provvedimento in termini di contagi e di costi sanitari.
Andava bene proprio grazie ai vaccini
Grazie alla raccomandazione universale cancellata a dicembre, dal 1990 al 2019, i casi di epatite B acuta tra bambini, adolescenti e giovani sotto i 19 anni erano diminuiti del 99% negli Stati Uniti. La malattia contratta alla nascita è particolarmente insidiosa perché nel 90% dei casi si cronicizza: il virus non viene




