
di Alessandro Sala
Un team investigativi in incognito ha smascherato un sistema che coinvolgeva diversi «content creator» che riuscivano a spillare centinaia di migliaia di euro a inconsapevoli donatori occidentali
Pubblicavano video strazianti e commoventi su Tik Tok e su YouTube mostrando immagini di cani feriti, sofferenti e bisognosi di cure. Mostravano da vicino le ferite dei poveri animali, raccontando delle disavventure loro capitate. Come nel caso di Russet, di cui hanno evidenziato addirittura un osso che di discostava dal resto della zampa, presentandolo come la conseguenza di un investimento da parte di un’auto. E con al fianco il proprietario «disperato», troppo povero per affrontare le spese per un intervento veterinario. Storie costruite con cura, sceneggiature studiate attentamente, immagini girati con l’occhio dei «content creator». E a fare da contorno un Paese, l’Uganda, che nell’immaginario occidentale è una nazione in cui la miseria dilaga e quindi per definizione bisognosa.
Facile a quel punto aggiungere in coda un appello a effettuare donazioni per intenerire persone di buon cuore che vivono lontano, in Europa o negli Stati Uniti o in Australia. È così che diversi truffatori digitali abili nel muoversi con disinvoltura sui social hanno spillato parecchi quattrini a




