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Apparecchiare è design: perché la mise en place vale quanto quello che cucini

C‘è un momento, prima che gli ospiti si siedano, in cui la tavola racconta già tutto. Non attraverso il menù o la lista dei vini, ma attraverso l’ordine silenzioso di ciò che sta sul tavolo: la disposizione dei calici, la tensione di una tovaglietta, il peso di una posata contro il piano. La mise en place non è mai stata soltanto un protocollo di servizio. È linguaggio. È la prima impressione tangibile che un ospite riceve, che si trovi al tavolo di un ristorante stellato o a quello di casa di qualcuno che tiene alla buona cucina.

Negli ultimi tempi qualcosa sta cambiando, e il cambiamento arriva da due direzioni convergenti. Il mondo del design d’interni ha iniziato a guardare al tavolo come a un sistema compositivo completo, tanto che perfino lo storico brand di mobili Poltrona Frau ha presentato al FuoriSalone 2026 una nuova collezione dedicata alla tavola con Giobagnara: poggiabicchieri, tavogliette, portavivande e box da champagne caratterizzati dallo stesso lusso e dello stesso stile dei suoi arredi di design. Dall’altro lato, i grandi brand della tavola come Iittala o Seltmann Weiden stanno affinando un linguaggio progettuale sempre più vicino a quello dell’interior design.

Apparecchiare è design: perché la mise en place vale quanto quello che cucini

Tutto inizia prima del

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