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Un pezzo dell’antica Roma nel centro di Torino. Storia della «domus» del cacciatore Atteone scoperta scavando un parcheggio

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di Paola Stroppiana

Il progetto Arcana Domus dell’Associazione Arte, restauro e archeologia rivela la «città stratificata», dal mosaico di via delle Orfane alla basilica sotto alla Nuvola Lavazza: «Gran parte della storia di Torino è nel sottosuolo»

Ogni città ha una propria geografia sommersa, una trama che ne custodisce la memoria stratificata nel tempo. Anche Torino, nella limpida regolarità del suo impianto urbano e nella misura dei suoi equilibri architettonici, rivela sotto la superficie una realtà complessa, che riemerge nell’area del cosiddetto Quadrilatero romano, non lontano dai Musei Reali e dai resti del teatro. L’antica Iulia Augusta Taurinorum, fondata tra il 25 e il 15 a.C., sopravvive ancora oggi come un sistema articolato e diffuso, profondamente intrecciato alle vicende della città medievale, moderna, e persino contemporanea.

Quella Torino «a strati»

In tale contesto l’archeologia si offre come pratica interpretativa fondamentale: qui si inserisce il lavoro di Marco Subbrizio, archeologo attivo dal 1987, membro della Società degli Archeologi Medievisti Italiani e protagonista di numerosi cantieri urbani. Oggi Subbrizio è voce-guida del progetto Arcana Domus promosso dall’Associazione A.R.A., Arte Restauro Archeologia, presieduta dall’archeologa Eleonora Mina, che ne è titolare.
«Torino è una città stratificata in superficie, ma lo è altrettanto nel sottosuolo

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