
di Enrica Roddolo
Non solo le parole del sovrano hanno rivelato la statura del Re, ma i doni per il presidente americano sono stati i migliori nella storia delle visite di Stato
La consacrazione del Re che torna a Londra dopo aver allungato a Bermuda per due giorni il suo viaggio di Stato negli Usa, arriva da Simon Schama che sul «Financial Times», chiama in causa Cicerone e loda la capacità di Carlo III di parlare al potere, senza timori e veli.
Re Carlo nei quattro giorni di visita di Stato da Washington a New York fino all’America antica, della prima colonia britannica la Virginia, e profonda, non ha perso occasione per parlare chiaro, aiutato dall’humor britannico. Ed è stato nei discorsi – al Congresso ma anche al banchetto di Stato alla Casa Bianca – che il Re ha sfoderato il suo carisma e il suo Royal power. Facendosi aiutare anche dalla scelta di doni che portavano un messaggio. E al tempo stesso rivelatisi decisamente apprezzati da The Donald.
E’ il caso della campana del sottomarino della seconda guerra mondiale, l’HMS Trump, offerto come «dono personale» ha detto Carlo III al banchetto di Stato, al




