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Lo scrittore Mohammad Tolouei: «Benvenuti a Teheran: abituati al dolore, noi sopravviviamo»

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di Mohammad Tolouei

Lo scrittore racconta la vita nella capitale iraniana e le cene tra amici: «Durante la guerra si era più uniti, con la tregua di nuovo divisi»

Durante la guerra, Teheran era così vuota: c’era un’atmosfera più intima, più gentile. Con poche persone per strada, e ancor meno nella metropolitana e nei ristoranti. Poi, di notte, la folla ribolliva: chi scendeva in piazza sventolando la bandiera iraniana, chi si dirigeva verso ristoranti e caffè munito di bottigliette d’alcol fatto in casa. Teheran si divideva in due, eppure queste due anime convivevano. Un equilibrio silenzioso dove chi era rimasto in città rispettava le idee degli altri che erano rimasti come lui – o forse eravamo così pochi che questo enorme divario, rispetto ai missili e alle bombe guidate via satellite, risultava tutto sommato sopportabile.

Era come se il fatto di non essere andati via, di condividere il destino sotto le bombe, ci avesse dotato tutti di una sorta di tolleranza epicurea. Esistiamo, moriamo e tolleriamo le idee degli altri. Dopo il cessate il fuoco, di nuovo Teheran si è riempita e la frattura si è approfondita. Quelli che per paura si erano rifugiati in provincia adesso

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