
Da Franceschini a Casini, da Amato a Gentiloni, a Monti e gli altri. A eleggere il presidente mancano anni, ma le grandi manovre sono partite.
È il fiore all’occhiello del campo larghissimo. La vera ossessione del centrosinistra. I governi passano, il Quirinale resta. A maggior ragione se dovesse tornare in voga la solita rumba: alleanze ballerine, esecutivi tecnici, rocamboleschi ribaltoni. La Seconda repubblica avanza da un abbondante trentennio. Ma il Pd e i suoi derivati hanno sempre potuto contare su un’unica certezza: il Colle. Anche durante la lunga parentesi berlusconiana. Mattarella, venerato catto-progressista, regna ininterrottamente da undici anni. Il suo mandato scadrà dunque il 3 febbraio 2029, dopo l’insediamento del nuovo Parlamento. Un’era geologica, certo.
Fino a qualche mese fa, l’assillo sembrava rinviabile. Sarebbe toccato al vittorioso centrodestra, del resto, a trovare un degno erede di Re Sergio. Carte copertissime, allora. La consegna ai meloniani era chiara. Parlare d’altro. Non si danno vantaggi agli avversari. Battaglia epocale. Ma poi è arrivata la robusta vittoria del No al referendum della giustizia. E i sensali del campo sterminato hanno ricominciato a sperare: dopo Palazzo Chigi, si fregano già le mani, toccherà di nuovo a noi. Le grandissime manovre sono iniziate. Destinazione




