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Bologna, la lavoratrice della Gaggio Tech: «In cassa integrazione vivo con l’ansia di non avere soldi per sopravvivere. L’Appennino in crisi, nessuno fa nulla»

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di Federico Iezzi

Elisa Gialli, 50 anni: «In cassa integrazione si vive male: perché hai più tempo libero, vai a fare una passeggiata, incontri i tuoi colleghi e siete in giro invece di essere al lavoro»

Elisa Gialli, da Porretta Terme, ha 50 anni e da quando ne aveva 19 ha sempre lavorato nello stabilimento di Gaggio Montano che un tempo era targato Saeco. Ha vissuto sulla sua pelle tutte le crisi di questa importante azienda dell’Appennino bolognese: la crisi della multinazionale, la chiusura del 2021, all’epoca della Saga Coffee, la lunga protesta sindacale, e poi la seconda crisi del 2025 con la liquidazione della GaggioTech. Oggi è in cassa integrazione con una figlia di 18 anni e un genitore a carico.

Quando ha iniziato a lavorare per quella che oggi è GaggioTech?
«Da quando avevo 19 anni. Era il 1997 o il 1998. Sono entrata giovanissima grazie a delle amiche che già lavoravano in quella che era la Saeco. Ma all’epoca era facile: bastava fare domanda e ti prendevano. C’era tanto lavoro».

Con che ruolo è stata assunta?
«Ho lavorato in produzione, facevamo macchine da caffè, poi sono passata all’assistenza tecnica. E, infine, per 7 anni

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