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Iran, così la guerra di Trump ha salvato il regime degli ayatollah dal crac economico (e politico)

di Gianluca Mercuri

Il presupposto secondo cui la protesta popolare era pronta a riesplodere e avrebbe portato al rovesciamento del regime si è rivelato fallace

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La trappola iraniana in cui Benjamin Netanyahu ha trascinato Donald Trump ha contorni sempre più evidenti. Le ricostruzioni giornalistiche più accreditate hanno confermato come il premier israeliano abbia convinto il presidente americano a una nuova guerra (dopo quella dei 12 giorni nel giugno ‘25) sulla base di un presupposto che si è rivelato fallace: quello secondo cui la protesta popolare, opportunamente fomentata dagli agenti israeliani, era pronta a riesplodere e, accompagnata da una campagna di bombardamenti, avrebbe portato al rovesciamento del regime.

Il paradosso che si sta palesando sotto i nostri occhi è che è successo il contrario. La protesta popolare non c’è stata, il regime non è caduto e se è cambiato è cambiato in peggio, irrigidendosi ulteriormente e scoprendo di avere un formidabile strumento di pressione mai usato, anzi osato, prima: il blocco dello Stretto di Hormuz. La nuova leadership

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