
di Francesco Battistini, inviato
Il racconto di una coppia: il piccolo era destinato a noi
PUNTA DEL ESTE (Uruguay) «Questo bambino non lo vuole nessuno, ci dicevano. E la sua è una malattia che spaventa». Fu anche per questo che Juan Cuadrado e sua moglie, poveri di pesos ma non di cuore, avevano deciso di volerlo loro. «Ci piace avere intorno tanti bimbi». Era il 2019. Juan andava ogni giorno a Montevideo a fare i documenti, una preadozione. La moglie preparava la stanza del nuovo figlio nella casetta di Pan de Azúcar. I certificati penali, le valutazioni psicologiche, la dichiarazione dei redditi, la compatibilità coi futuri fratellini.
Sembrava fatta. « Il bambino aveva tre anni e stava imparando a conoscerci — si commuovono ancora i Cuadrado, intervistati da una tv uruguagia —, gli facevamo le festicciole di compleanno. Certo, avevamo notato uno strano silenzio dall’Inau, l’Instituto del Niño y Adolescente. Si faranno vivi, pensavamo. Un giorno, invece, arriva una telefonata: ‘Ci spiace, ma il piccolo è stato assegnato a una famiglia straniera. L’hanno già adottato. Se volete, ve ne diamo un altro’. Un altro?». I Cuadrado s’erano affezionati: «Questa fu la frase che ci ferì di più:




