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«4 Ristoranti» di Borghese è un meccanismo usurato, marketing che gira a vuoto

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di Aldo Grasso

Un tempo scudisciata contro il torpore della provincia, ora non funziona più

Forse, per ravvivare il formato, Alessandro Borghese dovrebbe smettere di cercare il «miglior ristorante» e iniziare a frequentare certe zone d’ombra, come quelle «Bisteccherie d’Italia» finite al centro di indagini che non sono solo gastronomiche. C’è qualcosa di profondamente malinconico nel veder sbiadire un rituale, specialmente se quel rituale ha la chioma fonata e il piglio guascone di Alessandro Borghese.

Il suo 4 Ristoranti (Sky), un tempo scudisciata necessaria contro il torpore delle tavole provinciali, è oggi un meccanismo usurato, una spirale di marketing che gira a vuoto. È la tv che si mangia il piatto, non per fame, ma per dovere di palinsesto.

L’equivoco di fondo è nella fatale «narrazione». Quella cara, vecchia trattoria casalinga non è stata salvata dal piccolo schermo; ne è stata, con cortesia ferale, spazzata via. Borghese entra con le telecamere e il set fagocita la realtà: le storie personali si riducono a cliché da fotoromanzo, i piatti della tradizione vengono piegati a logiche di montaggio, e i giudizi — quel rito stanco del «voto che può confermare o ribaltare» — servono a creare una

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