di Redazione Economia
L’Europa rincorre l’intelligenza artificiale tra ritardi, pochi capitali e dipendenza da Usa e Asia. Senza scala e infrastrutture rischia di perdere sovranità tecnologica ed economica
L’intelligenza artificiale corre. E parla sempre più spesso con accento californiano. I modelli dominanti arrivano dagli Stati Uniti, le infrastrutture cloud vedono una crescente presenza asiatica, e le aziende europee — grandi e piccole — si trovano a costruire il proprio futuro tecnologico su fondamenta spesso esterne. In questo scenario, la domanda non è più teorica: l’Europa può ancora giocare una partita autonoma nell’AI o è destinata a diventare un utilizzatore avanzato di tecnologie altrui? «Non possiamo stare a guardare il treno dell’Intelligenza artificiale che passa», ha appena avvertito Anne Le Hénanff, ministro dell’Economia e della sovranità digitale della Francia nell’ultima visita a Roma dopo il G7 Industria di Montréal. «Noi europei vogliamo la nostra IA che rifletta i nostri valori». Una dichiarazione che fotografa bene l’ambizione — e insieme il ritardo — del continente.
Le analisi della Commissione
Secondo diverse analisi della Commissione europea, il ritardo europeo sull’intelligenza artificiale non è solo una questione di “quanto si investe”, ma di come si investe e, soprattutto, di quanto rapidamente



