
di Anna Momigliano
Riad ha convocato un summit d’emergenza. Attesa «a giorni» una nuova proposta di pace dal regime di Teheran
I negoziatori sono, ancora, in attesa. Donald Trump canta, ancora, vittoria su internet. E dal Golfo arriva un terremoto. Il Pakistan, che media tra Stati Uniti e Teheran, sta aspettando che gli ayatollah consegnino una nuova bozza d’accordo, visto che Washington aveva rifiutato quella precedente, che proponeva di rimandare il dossier nucleare a un secondo momento: dovrebbe arrivare «a giorni». Su Truth, il presidente Usa sostiene di avere ricevuto un messaggio dagli iraniani: «Ci hanno comunicato che la loro economia è al collasso».
La sorpresa però ieri è arrivata dagli Emirati. Che qualcosa si stava muovendo nelle petromonarchie lo si era capito già in mattinata, quando è arrivato l’annuncio che Mohammed bin Salman, principe ereditario e leader di fatto dell’Arabia Saudita, aveva convocato un vertice d’emergenza degli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc): l’appuntamento era il giorno stesso a Jeddah. Obiettivo, secondo al-Jazeera, «trasmettere un forte senso di unità» e trovare una soluzione alla crisi di Hormuz. È la prima volta che i capi dei sei Paesi membri — Arabia Saudita, Bahrein, Emirati, Kuwait,




