di Guido Olimpio
Nel suo manifesto, Cole Allen ha sottolineato gli scarsi controlli che hanno accompagnato il suo tentativo di colpire Trump: le armi potrate in treno, l’assenza di verifiche in albergo, l’accesso alla sala della cena solo grazie a biglietti (non scansionati). Ma l’apparato di sicurezza replica: «Tutto ha funzionato a dovere, l’abbiamo preso in tempo»
È stato lo stesso sparatore, Cole Allen, a mettere in chiaro i buchi della sicurezza. Nel suo manifesto ha sottolineato gli scarsi controlli: dal momento in cui è salito, carico di armi, sul treno diretto a Est a quando si è registrato all’Hilton. Eppure, non è riuscito nel suo intento criminale perché lo hanno fermato in tempo.
Sono questi i due fronti del giorno dopo l’attacco al ricevimento di Washington alla presenza dei vertici americani. Le critiche al dispositivo di sicurezza sono bilanciate dal successo della reazione che ha evitato conseguenze serie. Ognuno tira la coperta dalla sua parte, indicando debolezze oppure efficacia di chi vegliava.
1. Tutti i principali dirigenti in un solo luogo
La prima accusa, rilanciata dal Washington Post, arriva da esponenti democratici: l’Homeland Security dove chiedere al Secret Service di designare la cena «National Special




