
di Mattia Aimola
Un anno fa le nuove regole per approvare progetti soltanto se finalizzati alla difesa dello Stato italiano. Ora il campo si potrebbe allargare all’area Ue
«No, noi le clausole del Politecnico non le firmiamo». Sarebbe questa, secondo quanto emerso in una riunione dei vertici dell’ateneo, la frase che ha fatto saltare un accordo tra il Politecnico e il Ministero della Difesa relativo a un progetto con possibili ricadute militari. Un episodio che avrebbe contribuito ad aprire la strada alla revisione del regolamento approvato un anno fa e che oggi disciplina i rapporti tra l’università e la ricerca nel settore militare. Alcuni contratti, non soltanto quello con il Ministero, sarebbero infatti rimasti bloccati.
Sull’onda dei cortei Pro Pal
Dodici mesi fa Senato accademico e Consiglio di amministrazione, sotto la spinta delle mobilitazioni pro Palestina, avevano varato nuove regole: via libera ai progetti soltanto se finalizzati alla difesa dello Stato italiano.
Ora però il quadro potrebbe cambiare. Il testo che approderà mercoledì in Senato accademico amplia il perimetro di azione. Nelle bozze circolate in questi giorni si fa riferimento non solo all’Italia ma anche «alla difesa dell’Unione europea». Si parla poi di «alleanze, trattati e accordi internazionali in materia




