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Il campo (largo) minato di Elly Schlein

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Alle primarie le chance della Schlein sembrano ridotte all’osso. Il «multiforme» Giuseppe Conte si muove da padrone e Silvia Salis prova il colpaccio.

«Quale dei due?». Elly Schlein, allora arrembante consigliera regionale dell’Emilia-Romagna, deve aver rimosso. Era il 2020. Appassionata di rock e musica indie, si concesse alla rivista Rolling Stone. Le chiesero: un aggettivo per Conte? E lei, fiera antagonista, rispose ironizzando sul doppio volto di Giuseppi, a quei tempi premier. Il capo dei 5 stelle, nel frattempo, non è cambiato. Resta il più grande mutaforme mai apparso sulla scena politica italiana. Dopo la vittoria sul referendum per la giustizia, il fedele alleato non le dà nemmeno il tempo di festeggiare. Si ritrasforma subito in un furbo di tre cotte: «Questa grande voglia di partecipazione apre anche uno scenario diverso» esordisce. Per poi infilzare la festante segretaria del Pd: «Primarie veramente aperte come occasione per i cittadini». Tradotto: i pentastellati hanno la metà dei voti piddini? Quisquilie. «Bisogna individuare il candidato o la candidata che possa essere più competitivo». Lui ovviamente. Lei abbocca. Salvo poi nicchiare dopo aver letto i primi sondaggi e le reprimende delle eminenze progressiste. Ogni eventuale retromarcia segnerebbe però la fine del campo larghissimo.

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