
di Armando Di Landro
Lo studio della società Sensity AI: «La stessa struttura in centinaia di filmati, sono deepfake che puntano ad abbattere il morale dei cittadini ucraini. È evidente il metodo sovietico»
C’è una guerra oltre il fronte, le trincee e le città colpite dai droni. È il conflitto scatenato dai russi tramite video deepfake che puntano ad abbassare il morale ucraino, sia dei civili sia dei soldati, una «nebbia digitale» che confonde e toglie certezze: così la definisce Francesco Cavalli, fondatore di Sensity AI, società che produce software per l’analisi forense di video, immagini e audio, nella ricerca «Il ruolo dei deepfake nella guerra cognitiva. Un caso di studio dal fronte ucraino». Sensity ha già da tempo in corso una collaborazione con Protective Intelligence Network, agenzia dell’ex poliziotto italiano dell’Interpol Angelo Bani, con base a Singapore: insieme le due realtà avevano svelato gli ultimi video fake che coinvolgevano anche la premier Meloni.
Cavalli ha esaminato oltre mille video di matrice russa, rintracciati sui social, ed è arrivato alla conclusione che sembra esistere una narrative kill chain, cioè una sequenza narrativa comune a molti video, con un obiettivo, che non è semplicemente «convincere» o «far credere»,




