di Laura Magna
Hormuz bloccata, 1.200 miliardi di dollari di commercio globale a rischio, aeroporti americani nel caos: tutto ci ricorda che la logistica regge il mondo. Dopo il Covid, la lezione non è bastata: ora serve un cambio di modello.
Se la tregua tra Stati Uniti e Iran reggerà, e persino se dovesse trasformarsi in una pace duratura, il sistema non tornerà a quello di prima. Perché a condizionarlo non è più il singolo evento ma la frequenza degli eventi e la loro natura di norma. Ed è il fatto che, ormai, ogni crisi – sanitaria, geopolitica, energetica – si trasmette istantaneamente lungo le catene logistiche globali.
E allora la domanda non è più come gestire l’emergenza. Ma come progettare un sistema di trasporti che non collassi ogni volta. «Il paradosso è che ci accorgiamo della logistica solo quando si inceppa», dice al Corriere della Sera Federico Pozzi Chiesa, amministratore delegato di Italmondo e fondatore di Supernova Hub. «Finché funziona è invisibile. Quando si blocca, scopriamo che non è un settore ma l’infrastruttura che tiene insieme tutto: energia, industria, consumi. Hormuz oggi è un simbolo, ma in realtà è solo uno dei tanti colli di bottiglia che abbiamo




