di Federico Fubini
Tra guerra, shock energetico e tensioni globali, i mercati salgono spinti da liquidità, fede nell’AI e dinamiche collettive che premiano il conformismo degli investitori
Questo articolo è tratto dalla newsletter settimanale «Whatever It Takes» di Federico Fubini. Per iscriversi questo è il link.
Allora, provo a riassumere. Per la prima volta nella storia il canale da cui passa un quinto di tutto il petrolio del mondo, un quarto del gas naturale liquefatto, un terzo dei fertilizzanti e molto altro è chiuso. Da quasi due mesi. Ottanta impianti dell’energia sono danneggiati dai combattimenti in tutta l’area del Golfo. Il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, dice che siamo di fronte a uno choc pari almeno al primo e secondo choc petrolifero e a quello della guerra in Ucraina «messi insieme». In dodici Paesi sono già in vigore razionamenti.
L’incertezza e il Fondo monetario
Quanto ai negoziati di pace, l’Iran non sembra intenzionato a inviare una delegazione agli incontri oggi a Islamabad. E per la prima volta nella storia il presidente degli Stati Uniti d’America minaccia una nazione nemica di compiere contro di essa crimini di guerra («distruggeremo le vostre centrali elettriche») e crimini contro




