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Cosa sta succedendo nello Stretto di Hormuz (e perché è strategico)

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Si tratta di uno dei «colli di bottiglia» marittimi più importanti al mondo, fondamentale per l’economia energetica globale

Gian Marco Alari / CorriereTv

Lo Stretto di Hormuz è uno dei «colli di bottiglia» marittimi più importanti al mondo, fondamentale per l’economia energetica globale e spesso al centro di tensioni geopolitiche.

Si tratta di un passaggio largo circa 33 chilometri situato tra l’Iran (a nord) e la penisola di Musandam che fa parte dell’Oman (a sud). Collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman e l’Oceano Indiano.

Vi transita circa il 20% del petrolio mondiale consumato quotidianamente (21 milioni di barili al giorno). È una via di passaggio vitale per una quota significativa del Gas Naturale Liquefatto (GNL) mondiale.

Prima del conflitto il passaggio era regolato da rotte specifiche stabilite tramite accordi tra Iran e Oman (risalenti al 1975) per gestire il transito di circa 138 navi al giorno, in gran parte petroliere.

Con lo scoppio del conflitto Teheran ha bloccato lo Stretto. Dopo il fallimento delle trattative a Islamabad il presidente Trump ha annunciato il blocco da parte della marina Usa di tutte le nave in entrata o in uscita dai porti iraniani.

Dopo la tregua in Libano, Teheran ha annunciato la riapertura di Hormuz

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