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Oro, da semplice bene rifugio ad asset multidimensionale

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La guerra mediorientale ne è la conferma: per i mercati il metallo giallo ha cambiato paradigma.

L’ascesa, il tracollo, infine la lenta ripresa. Sembra essere questa la traiettoria dell’oro negli ultimi mesi: prima il record, con le quotazioni che hanno superato a inizio anno i 5300 dollari l’oncia, poi il tracollo in piena guerra mediorientale (4400 dollari), infine il lento rialzo ora in atto.

Sebbene ancora lontano dai picchi di inizio anno (il metallo giallo viene ora scambiato per poco meno di 4800 dollari l’oncia) sembra che il peggio sia passato, guerra permettendo. Ma è davvero così? Secondo gli esperti del settore, la risposta è “sì”.

Cosa aspettarsi dal prossimo futuro

Le previsioni per il resto del 2026 delineano un mercato dell’oro in una fase di consolidamento critico, ma con una struttura tecnica che rimane fondamentalmente “rialzista”.

Attualmente, il prezzo del metallo oscilla in un range ristretto, trovando una resistenza ostica attorno ai 4800-4900 dollari l’oncia, in corrispondenza della media mobile a 50 giorni.

Secondo gli analisti di FX Empire e del World Gold Council tuttavia, una rottura decisa sopra i 4900 dollari potrebbe innescare un nuovo rally parabolico con target tecnici ambiziosi verso i 5600 dollari.

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