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Trump ora ha una «questione cattolica»: i 3 cerchi di un errore (ben più serio di quanto lui possa immaginare)

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Il copione della guerra in Iran per adesso sta continuando com’era cominciato: il fronte esterno è più favorevole a Trump di quello interno. Sul terreno strettamente militare, ma anche su quello geoeconomico, gli ultimi sviluppi sono abbastanza favorevoli.

Il contro-blocco di Hormuz, cioè l’embargo Usa sulle navi iraniane, per quanto parziale può spingere il regime di Teheran a maggiori concessioni al tavolo del negoziato in Pakistan. I record storici delle Borse Usa, così come il buon andamento del mercato di Tokyo, e la crescita del Pil cinese al 5%, sono tutti dati che convergono a smentire le narrazioni più apocalittiche. Una schiarita sembra arrivare perfino dal Libano con l’annuncio di una tregua di dieci giorni.

Diverso è il fronte interno, quello dove Trump arranca contro un’opinione pubblica sfavorevole. L’avvio della procedura di impeachment da parte dei democratici contro il segretario alla Guerra Pete Hegseth rimarrà un gesto simbolico, fine a sé stesso. Mancano i numeri parlamentari perché l’impeachment si realizzi.

D’altronde i capi d’imputazione contro Hegseth a rigore andrebbero rivolti al Commander-in-Chief cioè il presidente stesso: se questa guerra è illegale, se nel farla sono stati commessi dei reati, la responsabilità ultima è di Trump. Questo rinvia all’importanza

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