Sulle tavole italiane il pesce è sempre più presente, ma la sua origine resta in larga parte estera. Il consumo medio ha raggiunto circa 31 chilogrammi pro capite l’anno, superiore alla media europea, ma la produzione nazionale non segue lo stesso ritmo. Il risultato è una dipendenza dall’import che arriva fino all’86% del fabbisogno complessivo, con un deficit commerciale che pesa in modo strutturale sulla filiera. Un dato che si inserisce in un contesto europeo già sbilanciato, ma che in Italia assume proporzioni più marcate, anche per la ridotta capacità produttiva interna.

In Italia sono attive appena 19 concessioni per l’acquacoltura in mare
Un comparto in crescita ma frenato da vincoli strutturali
Uno dei nodi principali riguarda l’acquacoltura in mare aperto. In Italia le concessioni attive sono appena 19 lungo oltre 8mila chilometri di costa, un numero che colloca il Paese in posizione marginale rispetto ai principali competitor mediterranei. La Turchia conta circa 540 concessioni, la Grecia oltre 300. La produzione nazionale si attesta intorno alle 15mila tonnellate, una cifra lontana dai modelli più sviluppati come quello norvegese, dove il comparto ittico rappresenta




