
di Alessandra Muglia
Il futuro premier di Budapest: «Cambieremo la Costituzione. Italia partner chiave, parlerò con Meloni»
DALLA NOSTRA INVIATA
BUDAPEST – Ha fretta, Péter Magyar. All’indomani della vittoria a valanga che ha messo fine all’era di Orbán e gli ha consegnato le chiavi del Paese, ha fissato una transizione da avviare «subito», entro maggio. Occorre rimettere sui binari un Paese che «è stato devastato e non ha tempo da perdere», ha affermato questo ex compagno di partito di Orbán trasformatosi nel suo più forte rivale. In due anni dal nulla è riuscito a dar vita al movimento che ha archiviato un’era, malgrado il vento contrario: dall’enorme disparità di mezzi finanziari all’accesso ai media (controllati per l’80% dal governo). Ora non intende perdere quel ritmo, vuole iniziare subito a rimettere in sesto il Paese forte del «mandato solido» che gli ungheresi accorsi in massa alle urne gli hanno dato: Tisza con 138 seggi su 199, ha conquistato la super maggioranza dei due terzi necessaria per riscrivere le regole del gioco, cambiare la Costituzione e smontare il sistema Fidesz, la sua «democrazia illiberale».
La geografia del voto restituisce la misura della svolta: il blu di Tisza ha conquistato quasi tutta




