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«15/18», l’ansia degli adolescenti (voto 7 ½); «Ha mai ucciso qualcuno, signor Nelson?», l’orrore della guerra (voto 7)

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Il film di Cédric Kahn è ambientato in un ospedale psichiatrico; quello del giapponese Shinya Tsukamoto porta sullo schermo il libro autobiografico di Allan Nelson

Quasi fosse un prolungamento dei suoi film su personaggi psicologicamente disturbati e disturbanti, 15/18 di Cédric Kahn (l’età dei pazienti ricoverati in un ospedale psichiatrico) racconta tensioni, crisi e speranze di un gruppo di adolescenti: c’è Lucia (Malou Khebizi) che disprezza talmente il suo corpo da darlo a tutti; c’è Charline (Patience Munchenbach) violentemente in lotta coi genitori separati; c’è Marvin (Daoud Gary) che cerca di superare i propri problemi; c’è Zoran (Sami Assouane) che non può accettare la morte della madre; c’è Enzo (Kenji Peyran) che sogna di scappare con Eloïse (Zoé Monpart), che si porta dentro un dolore che non riesce nemmeno ad esprimere. E ci sono medici e infermieri che cercano di fare più del loro dovere. Kahn firma questa comunità con energia, ora «perdendosi» tra le tante facce della loro sofferenza, ora scavando nei buchi neri che ognuno si porta dentro, tra improvvisi scatti d’ira, confronti dolorosi o rari momenti di tranquillità (come la terapia teatrale). Senza voler trarre nessuna lezione (né medica né politica) ma cercando di cogliere l’ansia di

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