di Anna Di Martino
Crescono le vendite in Usa e nei Paesi extra Ue, riscontri positivi da Doc e Docg. A luglio fermi 16 milioni di ettolitri
E se alla fine il mercato del vino 2026 finisse meglio di quanto molti temono? Finora ha fatto pensare al peggio: prodotto fermo in cantina, nessuna ripresa della domanda nonostante promozioni a gò gò, mercato estero compromesso da questioni geopolitiche e dinamiche commerciali penalizzanti, esportazioni del primo semestre riassunte in un’ondata di segni meno davanti ai principali paesi importatori.
Un andazzo preoccupante, aggravato da una montagna di giacenze: al 31 luglio erano fermi 16 milioni di ettolitri di vino contro i 13,6 del 2025, ben 2,4 milioni di ettolitri in più. Non a caso c’è chi considera una fortuna l’ultima vendemmia meno abbondante (in Italia, e anche in Francia e Spagna): circostanza che potrebbe aiutare a ridurre le scorte.
Le nuvole e le speranze
Insomma ci sono tante nuvole nere sul mercato, ma emergono in questi giorni segnali incoraggianti. Il primo, molto significativo, è legato ai dati provvisori dell’export nei paesi extra Unione europea nel terzo trimestre. L’Unione italiana vini (Uiv) ha infatti registrato una ripresa delle




