
Il sisma è stato il più potente da 126 anni. Stime drammatiche a La Guaira: moltissimi palazzi crollati.
Il bilancio ufficiale si è fermato a 188 morti e 907 feriti nelle prime ore successive alle due scosse di ieri, ma la cifra che descrive la reale dimensione della catastrofe in Venezuela è un’altra: quasi 30.000 dispersi. Una massa enorme di persone di cui non si hanno notizie e che minaccia di trasformare i crolli della costa caraibica in un’ecatombe senza precedenti nella storia recente del Sudamerica. Il doppio sisma – una prima scossa di magnitudo 7.2 seguita dopo trentanove secondi da una replica di magnitudo 7.5 – ha colpito ieri l’area di Morón, a 200 chilometri da Caracas, sprigionando la potenza geologica più distruttiva registrata nel paese negli ultimi 126 anni. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha proclamato lo stato di emergenza nazionale, mentre le stime governative fornite dall’ambasciata indicano che il numero delle persone introvabili, inizialmente calcolato in quasi quarantamila, si attesta ora a 20.807 unità complessive, lasciando presagire un bilancio finale drammaticamente lontano dai dati provvisori iniziali.
Lo scenario attuale è quello di una totale paralisi logistica e strutturale, aggravata da incendi estesi provocati dalle rotture



