
di Stefania Ulivi
Con una lettera aperta sei organizzazioni rispondono al direttore Alberto Barbera, lamentando la scarsa rappresentanza femminile al Lido
Di cosa parliamo quando parliamo di qualità? È la domanda che anima il comunicato congiunto che sei associazioni del mondo del cinema — 100autori, Anac, Air3, Doc/it, Ewa e Women in Film Television & Media Italia — hanno firmato a commento della presenza di una sola regista, nel concorso di Venezia 83, in programma dal 2 al 12 settembre: May el-Toukhy, danese di origini egiziane con la sua opera seconda, Woman Unknown. L’unica su venti titoli in gara.
L’anno scorso, per la cronaca, erano sei le cineaste, come ha sottolineato presentando la selezione il direttore artistico Alberto Barbera. «Siamo stati noi i primi a essere stupiti da questo esito. Ho sperato, disperatamente, di trovare film diretti da registe che fossero di qualità adeguata per essere ammessi al concorso».
È il concetto, soggettivo, di qualità che le associazioni mettono in discussione. «Ma la qualità non è una categoria divina, neutrale, oggettiva, sospesa sopra la storia, sappiamo bene che è un concetto che si muove, evolve e che l’arte è un campo di battaglia fatto di




