
di Gian Mario Benzing, inviato a Martina Franca
Al Festival della Valle d’Itria viene rappresentata un’avvincente rarità del 1672, che intreccia eroiche passioni d’amore e commedia dell’arte
Sembra il tipico «mondo al contrario» in ottica seicentesca, con le donne al potere e gli uomini sottomessi, l’opera Il schiavo di sua moglie (1672), inedito del napoletano Francesco Provenzale, per la prima volta dopo 354 anni portata in scena venerdì 24 luglio (con repliche fino a giovedì 30) al Festival della Valle d’Itria: regia e scene di Rita Cosentino, Antonio Florio sul podio. Una delle ricoperte più preziose della rassegna di Martina Franca (Taranto), per il secondo anno guidata dalla compositrice Silvia Colasanti.
In effetti: siamo sulle rive del Termodonte, nel regno delle Amazzoni guerriere. «Dove le donne calzano i calzoni/ ogni uomo perderà le sue ragioni» sentenziano quaggiù… Ma il «mondo alla roversa» regge poco. Altri canti di Marte! Le guerriere depongono volentieri armi e potere, per dedicarsi all’amore: un tourbillon di passioni, equivoci, tradimenti. Spettacolo avvincente, due ore senza intervallo, che volano e stupiscono. Con lunghi applausi.
L’opera, scritta per celebrare l’entrata in Napoli del nuovo vicerè spagnolo, marchese d’Astorga, intreccia, con vivacità, mitologia e commedia; spunti




