di Fausta Chiesa
La fine del programma nucleare civile iraniano è il punto più importante dei colloqui in corso a Doha in Qatar per via delle preoccupazioni che l’Iran possa costruire la bomba atomica
Quasi 460 chilogrammi di uranio arricchito, molto probabilmente sepolti sotto le macerie dei laboratori a Isfahan e Natanz, e sufficienti per costruire una decina di testate nucleari. Oltre allo Stretto di Hormuz, la fine del programma nucleare civile iraniano è il punto più importante dei colloqui in corso a Doha in Qatar tra Usa e Iran per via delle preoccupazioni per il potenziale di conversione a usi militari e quindi che l’Iran possa di fatto avere la bomba atomica. L’attenzione degli Usa è rivolta non solo all’arricchimento dell’uranio ma anche sulle capacità iraniane di procurarsi il materiale di base, ovvero l’Uoc (Uranium ore concentrate, concentrato di minerale d’uranio o yellowcake, cioè polvere di uranio non arricchito ma già macinato e concentrato), e di accumularlo per poi convertirlo a Isfahan e arricchirlo. Ma chi sono i maggiori produttori di uranio e da chi lo ha comprato l’Iran? Quanto mancherebbe per la bomba? Il Corriere ne ha parlato con Stefano Monti, presidente Associazione italiana nucleare




