
di Marco Imarisio
Dissidente storico, uno dei pochi politici «contro» a rifiutarsi di lasciare la Russia, da poco eletto vicepresidente del partito pacifista Jabloko. Shlosberg aveva condiviso la foto di un’ucraina ferita
«Vladimir Putin non accetta la realtà. Questo è il pericolo più grande che stiamo correndo, tutti noi». Così nel lontano ottobre del 2022 ci parlava Lev Shlosberg, al telefono dalla lontana Pskov, sua città natale. A quel tempo se la passava già male. Dissidente storico, uno dei pochi politici «contro» a rifiutarsi di lasciare la Russia, da poco eletto vicepresidente del partito pacifista Jabloko, lui e sua moglie erano finiti sotto inchiesta in base alla nuova legge che conferiva alle autorità l’arbitrio di decidere a piacimento cosa potesse screditare l’esercito. Ma non era che l’inizio, quello.
Colonia penale
La realtà è che in Russia molta più gente di quanto in Occidente si pensi, desidera la pace. Non quella del Cremlino, una qualunque. E in base a questo dato di fatto sempre più evidente, nello stesso giorno in cui Shlosberg viene condannato a undici anni di colonia penale per aver condiviso un post di Echo di Mosca con la copertina del Daily Mirror che riproduceva la foto




