Durante una spedizione subacquea al largo del Canale di Sicilia, tra la costa italiana e la Tunisia, per la rimozione di reti fantasma organizzata dalla Fondazione Healthy Seas, si è materializzato un grande squalo bianco. All’inizio è quasi un’ombra, poi comincia a distinguersi il muso ed è sempre più chiaro l’ondeggiare della pinna. Nessuna minaccia, va via tranquillo come era arrivato.
L’intervento dei sommozzatori mirava a recuperare attrezzi da pesca abbandonati, rimasti incagliati in un relitto sommerso. Le vecchie navi affondate nel Mediterraneo sono infatti oggetto di studio e monitoraggio perché, col tempo, si trasformano in scrigni di biodiversità: pareti colonizzate da organismi marini e rifugi per specie che trovano nei relitti un habitat stabile.
All’operazione hanno partecipato i sub della Ghost Diving, organizzazione internazionale di subacquei tecnici che collabora con la fondazione.
La presenza dello squalo bianco, osservato mentre si allontanava pacifico, non rappresenta una novità isolata: segnalazioni e foto confermano che queste acque possono ospitare grandi predatori, elemento che sottolinea il valore ecologico dei relitti come ecosistemi locali. Ma è anche un monito sulla fragilità del mare: senza interventi di recupero e politiche efficaci contro l’abbandono degli attrezzi da pesca, gli habitat che sostengono specie di alto valore ecologico rischiano di degradarsi.




