
L’uscita a vuoto con il Bruges è l’ultimo svarione dello spagnolo: arriva il momento di Provedel
Un film già visto, rivisto e rivisto un’altra volta ancora. Il cui genere si avvicina decisamente più al drammatico che a qualsiasi altro. Di sicuro il lieto fine per Pepo Martinez non c’è. E non è nemmeno semplice intravederlo all’orizzonte, perché il presente non lascia spazio a grandi speranze e il futuro non offre risposte. Intanto il portiere spagnolo si lecca le ferite – altre cicatrici aggiunte a questo avvio di stagione da incubo -, conferma tutti i dubbi attorno alla sua figura tra i pali (proprio mentre nell’altra porta l’ex Sommer si rendeva determinante con almeno un paio di interventi decisivi) e torna quantomeno in discussione per le 5 partite che l’Inter giocherà nella seconda metà di ottobre ed oltre. Chivu ha difeso l’ex Genoa a spada tratta e anzi gli ha costantemente confermato fiducia, mandandolo in campo sempre da titolare quando magari sarebbe stato più semplice concedergli un turno di riposo con l’obiettivo di spegnere le polemiche montate attorno al numero uno e ripartire. D’altro canto, però, nella testa già debordante di pensieri di Pepo una panchina avrebbe potuto sembrare una punizione,




