
di Marco Galluzzo
L’idea di un pool di tre Paesi che rappresenti tutti
Ieri e oggi alcuni dirigenti della Banca Mondiale e altri del ricchissimo fondo americano BlackRock erano negli uffici della Commissione europea. A discutere di ricostruzione dell’Ucraina con il capo di gabinetto di Ursula von der Leyen e con altri ruoli apicali della Commissione. Nelle stesse ore, alla Nato, nel quartier generale di Bruxelles, si discuteva di garanzie di sicurezza per Kiev fra americani, francesi e tedeschi. Che sia stata questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, giunta alle orecchie di Meloni: le ennesime riunioni strategiche che non coinvolgono tutti e i 27 Stati membri e tantomeno Roma?
Di sicuro, sì. In diversi snodi del governo italiano l’abbinata è stata presa molto male. Ma quello che è sicuro è che la convinzione della premier, esternata in modo molto assertivo nella lettera ad António Costa, non è nuova, è stata sempre ribadita a porte chiuse in tutti gli ultimi Consigli europei, e oggi viene condivisa da quasi tutti gli Stati membri, a cominciare da Varsavia, dai Paesi baltici, dalle repubbliche balcaniche. Nel gabinetto della premier non ne fanno un discorso di poltrone, ma di




