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Tutte le vittime del «metodo Report» (e di Ranucci)

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Dalle aule di tribunale con Cotarella e Rigoli ai compensi: tutti i retroscena e le inchieste finite sotto accusa nel programma di Sigfrido Ranucci.

Dal giornalismo d’inchiesta a quello a richiesta il passo è breve quanto il corridoio della redazione di Report al terzo piano di via Teulada, nella sede storica dell’emittente di Stato. Ora lì è acquartierato tutto il gotha di mamma Rai perché stanno sistemando il palazzone di viale Mazzini dove geme, nella fissità del bronzo, il cavallo morente (stupendo) di Francesco Messina. Un cavallo di super-razza si sente anche Sigfrido Ranucci, pure lui ora un po’ azzoppato. Gli piovono addosso denunce, sospetti, perfino la sinistra lo tiene a distanza. E molti di coloro i quali sono stati “gratificati” dal metodo Report ora passano all’incasso di quelli che considerano torti subiti. Forse aveva ragione John Ruskin il grande ispiratore del rigore, non solo estetico, vittoriano: «La presunzione può gonfiare un uomo, ma non lo farà mai volare».

In quella redazione bazzicava anche il signor Piero Riccardi di professione (forse) vignaiolo. All’occhio vigile di Ranucci è sfuggito che questo suo collaboratore con la moglie ha una propria cantina: “Piero Riccardi e Lorella Reale Viticoltori”. Loro sono gente seria:

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