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Trump: «Violato il cessate il fuoco». Raid Usa nello Stretto di Hormuz

di Stefano Agnoli

«Risposta all’attacco di giovedì a una nave commerciale». Colpiti depositi di droni e missili

Lo Stretto di Hormuz prosegue nella sua atipica condizione di non essere chiuso, ma neppure del tutto aperto. Similmente, proseguono gli scontri tra Usa e Iran anche se c’è il cessate il fuoco. Dopo l’attacco con un drone alla portacontainer singaporiana «Ever Lovely», avvenuto giovedì, è arrivata la risposta di Donald Trump: un raid americano condotto nella zona di Hormuz, presso la città costiera di Bandar Sirik. Gli obiettivi, secondo il Centcom: radar, depositi di missili e di droni.

Gli scontri hanno causato la sospensione del piano di evacuazione del Golfo gestito dall’Imo — l’agenzia Onu del traffico marittimo — eppure i transiti sono proseguiti: quelli confermati almeno fino al primo pomeriggio dall’analista di Kpler, Dimitris Ampatzidis, hanno comunque superato le trenta unità, prevalentemente sulla rotta sud, quella omanita. La portacontainer colpita in prossimità della costa dell’Oman ha subito danni al ponte di comando e non ci sono stati feriti o impatti ambientali. Ma sebbene non facesse parte del «convoglio» Imo (si stimano circa 500 vascelli e 11mila marittimi ancora «intrappolati») l’incidente ha esposto il nervo scoperto nel Golfo.

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