di Stefano Agnoli
Il presidente Usa parla di un accordo che garantirebbe a Washington il controllo di oltre 65 miliardi di barili di riserve venezuelane. Ma i dettagli non sono ancora tutti pubblici
Nello scenario del Venezuela post-Maduro e del devastante terremoto del 24 giugno scorso, ecco arrivare con la consueta enfasi trumpiana, maiuscole e grassetti su Truth, l’ennesimo «accordo storico»: stavolta sul petrolio del Paese sudamericano, che custodisce le riserve di greggio più grandi del mondo. Oltre al post, per ora non esiste un testo contrattuale pubblicato. Secondo le fonti di stampa, Trump rivendica il «controllo di maggioranza» statunitense su oltre 65 miliardi di barili di riserve provate venezuelane, «a costo zero» per il contribuente e tale da «più che raddoppiare» le riserve Usa.
Il confronto
Un primo confronto aiuta a inquadrare la posta. Il Venezuela ha circa 303 miliardi di barili di riserve provate (dati Opec-Eia), le maggiori al mondo e quasi un quinto del totale, davanti ad Arabia Saudita (267), Iran (209), Canada (163) e Iraq (145). La Russia ne ha circa 80, gli Stati Uniti 45 circa. Un blocco da 65 miliardi, dunque, più che raddoppierebbe davvero il dato americano. Il paradosso è




