
A volte saltano gli affari, a volte devono essere rinegoziati, a volte lasciano adito a sospetti: i tradizionali esami medici prima della firma si stanno trasformando in uno scoglio. I motivi
Nell’intreccio fatale tra etica ed economia di mercato, le visite mediche si manifestano per i calciatori come vere e proprie colonne d’Ercole, oltre le quali vi è la salvezza, intesa come contratto da firmare e preludio al “e vissero tutti felici e contenti”, meglio ancora se sani e tutelati. Così da qualche tempo a questa parte le viste mediche per un calciatore non sono più una pura formalità, ma un vero e proprio esame di accesso alla professione. Arrivarci impreparati o inadeguati, con un problema fisico o l’ombra di una patologia, non è solo l’anticamera del divieto a vestire una determinata maglia, ma può indirizzare una carriera bollandola con il marchio, per così dire, della fragilità, che per un atleta non è mai buona cosa. Le visite sono a tutela del sistema che regola il calciomercato, ne sono diventate l’architrave. Quindi esse si pongono a tutela del calciatore, certo, ma anche (forse soprattutto) della società che lo ingaggia, o sta per farlo.




