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Tra gli sfollati di Oleshky arrivati nell’Ucraina libera. Lacrime, gioia, abbracci: «Ma là l’inferno continua»

di Marta Serafini

Famiglie riunite grazie alla tregua mediata dal Papa e da Melania Trump

DALLA NOSTRA INVIATA 
CONFINE UCRAINA-BIELORUSSIA Il piazzale è lo stesso dove arrivano i prigionieri di guerra. Questa volta, però, dai pullman non scendono soldati. Sono soprattutto donne e anziani i sopravvissuti di Oleshky. Per tornare nell’Ucraina libera hanno dovuto attraversare la Crimea, la Russia e la Bielorussia. Non hanno potuto percorrere gli otto chilometri che li separavano da Kherson. Otto chilometri diventati un confine invalicabile, fra mine, bombe e droni. Anche loro erano prigionieri. Di un’occupazione che dura da quattro anni e mezzo, della paura, di una città dalla quale non riuscivano più a uscire.

Lisa ha diciannove anni e aspetta suo padre. È arrivata con la madre e la sorella. Loro sono riuscite a lasciare Oleshky nel 2023, subito dopo il crollo della diga di Nova Kachovka. «Era tutto sommerso, siamo sopravvissuti per miracolo». Per andarsene hanno attraversato i campi di filtraggio russi. Il padre, Mikhailo, è rimasto. Servivano soldi per uscire e quelli della famiglia non bastavano per tutti. «Pensavo ci saremmo rivisti dopo poche settimane», racconta Lisa. Invece sono passati anni. Adesso le ultime tre ore sembrano tre secoli.

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