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Torino, sulle strade di Barriera di Milano il no dei Fratelli d’Italia alla moschea. Marrone: «Se la facessero a casa loro». Ma c’è chi lo contesta: «Andatevene»

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Da un lato di corso Novara i «No moschea», duecento manifestanti convocati dall’aspirante candidato sindaco di Fratelli d’Italia. Dall’altro una cinquantina di «antifascisti» che contestano la manifestazione

Da un lato di corso Novara ci sono i «No moschea» – duecento manifestanti convocati dall’aspirante candidato sindaco di Fratelli d’Italia, Maurizio Marrone. Dall’altro gli «antifascisti» (così si definiscono), una cinquantina, che contestano la manifestazione di Fratelli d’Italia. In mezzo, a dividerli, oltre al cordone di polizia, c’è il traffico serale dei torinesi che rientrano a casa dopo un lunedì di lavoro; e i canti urlati a squarciagola: l’Inno di Mameli, da un lato; «Oh bella ciao», dall’altro.

Marrone porta così lo scontro politico sulla moschea che dovrebbe sorgere nell’ex Nebiolo dalle aule della politica alle strade di Barriera di Milano, con i suoi contrasti, le sue contraddizioni, le sue difficoltà. «Fate schifo». «Andatevene». «Fascisti». «Zecche». Si affrontano così per un’oretta, il tempo per gli esponenti meloniani di ribadire al megafono la propria contrarietà al centro islamico e per i contestatori di «presidiare» quello che chiamano «quartiere popolare». Davanti ai ruderi dell’ex fabbrica ci sono, oltre al vicepresidente della giunta regionale, i parlamentari Fabrizio Comba e Augusta Montaruli, il presidente della Circoscrizione 6 Valerio

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