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Terre rare, a Porto Marghera il deposito dell’Ue per le materie prime «strategiche»

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di Martina Zambon

Asse Urso-Stefani, l’obiettivo è mettere l’industria europea al riparo dalle tensioni internazionali

Porto Marghera, dai fasti industriali del passato ai reiterati tentativi di costruire un futuro. Dopo l’ipotesi di collocarci mini reattori nucleari e la scommessa sull’Hydrogen valley (qualcosa si muove, a partire dall’elettrolizzatore di Sapio), ora è la volta delle terre rare. O, meglio, delle «materie prime critiche e strategiche» di cui le terre rare sono le componenti più preziose.
Stavolta, però, potrebbe andare a segno il colpo grosso.
Da mesi si lavora sotto traccia a un progetto pilota da proporre all’Unione Europea per realizzare nell’ex cuore della chimica italiana un sito europeo di stoccaggio di materie prime critiche. Secondo il report Ue «Critical Raw Materials for Strategic Technologies and Sectors», le terre rare sono ben 34, si va dal litio alla grafite berillio, cobalto, fluorite, manganese, per citarne solo alcune.

Materiali chiave per diversi settori

Il progetto è nato al Mimit, il ministero delle Imprese e Made in Italy guidato dal meloniano Adolfo Urso che ne ha parlato con il governatore Alberto Stefani. In teoria la cosa sarebbe dovuta rimanere riservata, si procede con cautela dopo il buco nell’acqua di Intel e Silicon Box nel

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