Carichi, tendinopatia, biomeccanica e fattori di rischio. Cosa può fare il runner per proteggere uno dei tendini più importanti nella corsa
Dario Domeniconi
9 ottobre – 15:04 – MILANO
La maratona di Berlino di quest’anno è stata caratterizzata anche dalle immagini di sofferenza di Tigst Assefa, che ha vistosamente zoppicato fino all’arrivo negli ultimi chilometri di gara. Nonostante fosse rimasta fino ai tre quarti di gara sotto il ritmo del record del mondo, attorno al 31° chilometro ha iniziato ad avvertire un forte dolore al tendine d’Achille, che al 40° chilometro ha condizionato vistosamente la sua dinamica di corsa.
Già sofferente in passato di tendinopatia achillea, Assefa ha continuato a correre per 10 chilometri, fino a quando il tendine è andato incontro alla rottura. Subito dopo l’arrivo è stata trasportata in clinica di Monaco, dove è stata operata il giorno successivo. Secondo le dichiarazioni del suo team, Assefa dovrà affrontare un lungo periodo di riabilitazione. Il ritorno alle competizioni è stato ipotizzato nell’ordine di 6-7 mesi, ma i tempi reali dipenderanno dall’evoluzione clinica e funzionale. Un periodo estremamente prolungato per qualsiasi atleta, di qualsiasi livello.




