
L’ennesima estate di successi azzurri nelle discipline olimpiche (nuoto e atletica leggera) sottolineano la pochezza attuale del calcio nostrano. Da dove si riparte? Ci sono alcune proposte. Non risolutive. Ma essenziali
L’estate è la stagione dei buoni sentimenti sportivi. Il calcio si fa da parte, entrano le discipline olimpiche. Con sempre più italiani che vincono, sempre più ori da celebrare, tricolori issati al suono dell’inno di Mameli. Naturalmente, in coda, l’invito al calcio a prendere esempio. Invito paradossale perché da tempo il calcio si è spogliato di qualsiasi sentimento, consegnandosi esclusivamente all’interesse materiale. I nostri atleti olimpici, vecchi o giovani che siano, da Tamberi e Paltrinieri a Iapichino e Curtis, condensano la loro vita sportiva in quei momenti in cui indossano la maglia azzurra. Per la nostra Nazionale di calcio non è più così. I loro interessi sono con i club, con cui giocano tante, troppe partite, nel senso che il calendario è ormai asfissiante. D’altronde i calciatori e i loro procuratori chiedono sempre più soldi e non esiste altro modo per sostenere questo livello di spese che giocare il maggior numero possibile di partite. Per ritrovare un equilibrio, il calcio dovrebbe restituire del tempo alle Nazionali. Per farlo dovrebbe




