
di Paola Di Caro
Il vicepremier: «La nostra richiesta sul patto di Stabilità è sacrosanta»
I tre teatri di conflitto che stanno cambiando volto al mondo sono ancora tutti aperti: Ucraina, Medio Oriente, Iran. L’Italia è impegnata fin dal primo giorno: accanto all’Ucraina con sanzioni alla Russia e aiuti economici; in Medio Oriente con l’offerta di disponibilità a inviare proprie forze oltre a quelle dei contingenti Unifil (frequenti i contatti con il Libano e netta la «condanna di Israele se attacca civili a Beirut o colpisce la popolazione che nulla c’entra con Hezbollah»); in Iran offrendo navi per un’opera di sminamento nello Stretto di Hormuz. Eppure, l’Italia non sembra sempre essere considerata un soggetto centrale della politica internazionale.
Antonio Tajani lo nega: «Siamo protagonisti». Ma manda anche messaggi chiari: «Non credo convenga a nessuno tenere il nostro Paese fuori dal gruppo di testa di chi condurrà le trattative, che sarà comunque indicato dall’Europa». Il ministro degli Esteri si rivolge anche all’Europa perché dia seguito alla richiesta di Giorgia Meloni di allentare i vincoli del Patto di stabilità non solo per la difesa ma anche per affrontare l’emergenza energetica. Dopo le aperture mostrate da Bruxelles si dice «molto




